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Primeres ajudes de Sant'Egidio per als refugiats rohinyás arriben als camps de Bangladesh

6 De Novembre 2017 - BANGLA DESH

ROHINYÁ
La ayuda humanitariarefugiadosEmergencias humanitarias

Un poble de nens als que els falta de tot: Reportatge des d'un lloc de dolor

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"Hay más de 80 campos de refugiados –tiendas y barracas hechas con plásticos, madera y chapas en lugares escarpados de tierra y barro a causa de las lluvias– en los que viven familias numerosas y por muchísimos niños. Es un pueblo de niños que piden tener un futuro, cuya vida está amenazada cada día porque falta de todo, sobre todo alimentos y agua potable. Resaltan unos ojos demasiado grandes en sus caras, unos cuerpos demasiado delgados, que han sufrido el hambre y el cansancio de largas marchas. Son ojos que te miran con esperanza, con curiosidad, pero lees en ellos un infinito miedo. Son estos ojos, lo que más te impacta cuando te adentras en estas extensiones de cabañas o simples cobertizos, que reciben impropiamente el nombre de “campos de refugiados” donde se amontonan los rohinyás".

Estos días, un representante de la Comunidad de Sant'Egidio está en Bangladés para repartir las primeras ayudas recogidas gracias a las donaciones recibidas hasta el momento. Él nos hace conocer más de cerca la realidad de los refugiados de Myanmar.

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Con i primi aiuti ricevuti abbiamo acquistato medicine, macchinari sanitari e generi di prima necessità per i profughi Rohingya rifugiati nella zona di Cox’s Bazar.
La distribuzione avviene nel campo in collaborazione con il MOAS (Migrant Offshore Aid Station), che ha aperto un ospedale nel campo di Shamplapur e ne sta completando un altro nel campo profughi di Unchiprang.

Si tratta di antibiotici, farmaci pediatrici, analgesici, antinfiammatori, farmaci specifici, anti-ipertensivi, farmaci di emergenza, insieme a kit di diagnosi veloce e soluzioni iniettabili. Inoltre abbiamo procurato macchinari quali ECG, un Ecografo portatile, CTG e Cardiomonitor,  attrezzature e dispositivi necessari per la consultazione medica e per il trattamento delle emergenze. Ma la prima cosa che facciamo è distribuire cibo, con un target sull’alimentazione neonatale.

Durante la missione in Bangladesh, prendiamo contatti anche con la popolazione Rohingya in un villaggio al confine con il Myanmar: sono tante le storie e i racconti e storie di un dramma che non accenna a finire.

Sono ormai 607.000 - quelli censiti, ma si parla di quasi un milione - che sono arrivati nella zona intorno a Cox’s Bazar dal 25 agosto a oggi. La maggioranza di loro ha attraversato il confine via terra, attraverso l’unico varco possibile, mentre altri hanno raggiunto il Bangladesh via mare. Sono tutti fuggiti dalla pulizia etnica in Myanmar. Il loro numero continua a crescere ogni giorno. Le migliaia di nuovi arrivati dormono nei rifugi improvvisati con fogli di plastica e tende leggere fornite da gruppi di aiuto. I leader della comunità Rohingya hanno detto che la loro gente, in questi ultimi giorni, trema di freddo di notte. Le recenti piogge hanno abbassato di molto la temperatura.

Con l'inverno in arrivo, i Rohingya hanno oggi grande bisogno di vestiti caldi. Le piogge e il vento da diversi giorni hanno causato un calo di temperature che aggravano le loro sofferenze. Hanno bisogno anche di riparo, cibo, acqua potabile, servizi sanitari… I bambini e gli anziani sono i più sofferenti: si sono già avvertiti  focolai di malattie per il freddo, tra cui infezioni delle vie respiratorie.

Per questo, lo scopo di questo primo viaggio è stato anche quello di avviare collaborazioni con la Caritas locale, con la Muhammadiyah indonesiana presente nell’area e con altre organizzazioni che lavorano nei campi profughi in questo momento per continuare il nostro programma di aiuto nelle prossime settimane e mesi.

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