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L'appello urgente di Marco Impagliazzo: "Il nord del mondo aiuti chi in Africa è vittima dei cambiamenti climatici"

20 Marzo 2019

Ciclone IdaiMalawiMozambico

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In Mozambico il ciclone Idai ha lasciato dietro di sé centinaia di vittime e migliaia di sfollati. La situazione è particolarmente critica a Beira, la città più colpita, dove manca tutto, a partire dall’acqua potabile e dall’assistenza sanitaria per curare chi è rimasto ferito. La Comunità di Sant’Egidio, presente nel Paese dalla fine degli anni Ottanta, avendo accompagnato il Paese verso la Pace e contribuito al suo sviluppo con progetti sanitari (Dream per la cura dei malati di Aids) e per la registrazione anagrafica dei minori (con Bravo!), si è già attivata per raccogliere gli aiuti. Servono soprattutto medicinali, vestiti e generi alimentari di prima necessità come riso e farina, ma anche i macchinari  per rimuovere le macerie e ad avviare la ricostruzione.

Gli aiuti saranno distribuiti attraverso la rete capillare costituita dalle numerose Comunità di Sant’Egidio presenti in tutto il Paese. Proprio a Beira molti tra gli sfollati si sono rifugiati nel centro Dream della Comunità, dove hanno ricevuto i primi soccorsi. “Dall’Italia e dall’Europa ci attendiamo una risposta urgente e generosa ai bisogni di questa popolazione che manca di tutto – ha dichiarato il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo -. Occorre dare un segnale forte di solidarietà nei confronti di una nazione che sta vivendo uno dei suoi momenti più difficili dalla guerra civile conclusa nel ’92. In pericolo sono soprattutto i soggetti più fragili: anziani, malati, persone con disabilità e bambini. Rivolgiamo un appello al Nord del mondo e a ogni cittadino perché risponda con generosità mostrando di non dimenticare chi soffre per una tragedia causata da cambiamenti climatici a cui non si è voluto dare, ormai da troppo tempo, una risposta adeguata e solidale”.

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