La vita degli anziani non può essere residuale

1 Giugno 2020

AnzianiPadova

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"Senza anziani non c'è futuro". Questo è il titolo dell'appello internazionale che la Comunità di Sant'Egidio ha lanciato in questi giorni, nato dal dolore per le tante morti di anziani a causa del Covid-19, soprattutto negli istituti, in Italia e in Europa. In questi tre mesi abbiamo assistito con sconcerto alla scomparsa di donne e uomini appartenenti a quella generazione che aveva vissuto il trauma della guerra e lottato per la ricostruzione del nostro Paese. È la perdita di un patrimonio inestimabile di affetti, memoria, saggezza di cui avrebbero potuto ancora godere soprattutto i più giovani.
Il testo dell'appello, sottoscritto tra gli altri da Andrea Riccardi, Romano Prodi, Giuseppe De Rita e Jiirgen Habermas, esprime la preoccupazione che stia prendendo piede in numerosi Paesi un modello pericoloso che privilegia una "sanità selettiva", che considera residuale la vita degli anziani: "la loro maggiore vulnerabilità, l'avanzare degli anni, le possibili altre patologie di cui sono portatori, giustificherebbero una forma di scelta in favore dei più giovani e dei più sani". Per questo occorre ribadire con forza i principi della parità di trattamento e del diritto universale alle cure. Nessuno stato di necessità può legittimare una deroga ad essi.
L'appello si rivolge a tutti per un deciso cambiamento di mentalità nella cura agli anziani, che porti a nuove e più articolate iniziative per raggiungere e curare con efficacia tutti e per superare l'istituzionalizzazione. Occorre anzitutto sostenere il desiderio di rimanere a casa, potenziando i servizi di assistenza territoriale e inserendo gli anziani in reti di socialità più fitte. È necessario investire sulle cure domiciliari perché va rispettata la volontà degli anziani di vivere e morire a casa propria. Perché questo sia considerato un diritto. E le famiglie in questo devono essere sostenute. La ricerca di nuovi modelli di assistenza trova conferma anche nelle indagini più recenti sull'evoluzione demografica del nostro Paese: occorre tener conto che gli anziani di domani saranno con ogni probabilità più benestanti, più istruiti, mediamente ancora coniugati e proprietari di casa. Ci sono già esperienze di integrazione che hanno dato ottimi risultati sul piano sia della qualità di vita sia della morbillità, ossia dell'incidenza delle malattie sulla popolazione, e della mortalità. 
La regione Veneto, anche per la sua configurazione territoriale, si presta ad essere un modello di innovazione sociale.
Quattro sono gli elementi di una progettualità socio-sanitaria territoriale di successo: l'infermiere di comunità; un robusto servizio sociale che provveda a sostenere lo svolgimento delle attività della vita quotidiana; un servizio di telemedicina in grado di ridurre l'accesso ai servizi ospedalieri senza compromettere la qualità delle cure; un sostegno informatico in grado di facilitare i processi di integrazione tra i diversi servizi ed il dialogo tra i diversi attori come pure con gli utenti stessi.
L'appello promosso da 
Sant'Egidio chiede di "dedicare tutte le necessarie risorse alla salvaguardia del più gran numero di vite e umanizzare l'accesso alle cure per tutti". Questa crisi porta con sé una grande opportunità di trasformazione. È giunto il tempo che trovi finalmente realizzazione una ricca riflessione sulla domiciliarità come luogo della cura e della protezione che matura da anni. *COMUNITÀ DI SANT'EGIDIO

 


[ Alessandra Coin ]