Roma

Madri e figli rifugiati a scuola con Sant'Egidio

15 Agosto 2017

IntegrazionebambiniDonna MIGRANTI

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Ogni 10 migranti che arrivano in Italia, molte sono donne. Tante di loro sono venute dal mare, altre con corridoi umanitari. Alcune sole, altre con figli anche piccolissimi. Molto spesso con storie drammatiche alle spalle, ma con la voglia di vincere la sfida dell'integrazione e di guardare al futuro.
È dedicato a loro il progetto della Comunità di 
Sant'Egidio "Madri e figli rifugiati: dall'accoglienza all'inclusione", reso possibile grazie a un'erogazione liberale di Merck per conto della sua consociata Msd. Un'iniziativa presentata a Roma alla Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant'Egidio, che aiuterà 400 donne in 400 modi differenti, perché ognuna di loro ha una storia diversa.
«L'inclusione non può fermarsi all'accoglienza - spiega Daniela Pompei, responsabile della Comunità di 
Sant'Egidio per i servizi agli immigrati - Per questo l'obiettivo principale del progetto è partire dalla prima accoglienza per arrivare all'integrazione piena delle donne rifugiate e dei loro figli perché sono più a rischio». Anche dal punto di vista sanitario: «L'accesso alla salute è una delle problematiche più importanti di queste donne che molto spesso non hanno informazioni certe sul nostro sistema sanitario nazionale e non hanno usufruito nei loro Paesi della prevenzione. Per questo il progetto ha come obiettivo anche quello di favorire non solo il diritto alla salute delle mamme e dei loro figli, ma anche la prevenzione».
Di qui un supporto che si dispiegherà su più fronti e per un anno aiuterà le donne a raggiungere una propria autonomia affinché l'accoglienza non sia per loro assistenzialismo. Il primo passo è imparare la lingua italiana. Poi trovare un mestiere, grazie a tirocini formativi. E attraverso un "contributo affitto" anche una casa. Ma ci sono molti altri aspetti: l'assistenza legale per chiedere la protezione internazionale, kit di sussistenza per i bambini, l'integrazione a scuola, le tessere telefoniche per mettersi in contatto con le famiglie lasciate nei Paesi di origine. E ancora corsi di economia domestica e di assistenza agli anziani e ai disabili.


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