«Europa, accogli i rifugiati di Lesbo»

21 Febbraio 2020

profughi
Unione EuropeaLesbos e Samos

Lettera dei cardinali Hollerich, Czerny e Krajewski alle Conferenze episcopali della UE

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Il pensiero va immediatamente al 2016. All'abbraccio tra il Papa, l'arcivescovo di Atene leronymos, e il patriarca ortodosso Bartolomeo I, ai disegni regalati dai bambini al Pontefice, alle parole di Francesco. Siamo venuti a Lesbo - disse Bergoglio il 16 aprile - «per richiamare l'attenzione su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la risoluzione. Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità».

Da allora sono passati quattro anni ma la crisi è tutt'altro che risolta. Anzi negli hot spot dell'isola greca, nei centri di identificazione di Moria e di Kara Tepe, stipati in un drammatico sovraffollamento vivono circa 20mila profughi adulti e oltre 1.100 minori non accompagnati. Guarda a loro la lettera inviata alle Conferenze episcopali di tutta l'Unione Europea da tre cardinali. Si tratta di Jean- Claude Hollerich, presidente della Comece (Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità Europea), Michael Czemy, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e Konrad Krajewski, elemosiniere di Sua Santità.

Profili diversi ma accomunati nella denuncia, uniti nell'appello a «ridare speranza» ai profughi «bloccati in strutture precarie già dentro l'Europa, ma fuori dalla società europea». E la risposta non può che essere la buona accoglienza, in primis l'apertura dei corridoi umanitari come quelli seguiti al gruppo di 21 persone condotte in Italia dal Papa stesso di ritorno dalla Grecia e accolti dalla Santa Sede. Dopo di loro - aggiunge la lettera diffusa ieri dalla Comece - «altre famiglie hanno potuto in questi anni lasciare l'isola per realizzare, dopo tanta attesa e sofferenze, un felice inserimento nella società europea, ai cui margini avevano gia sopravvissuto per lungo tempo».

Di qui il rilancio della parole pronunciata all'Angelus del 6 settembre 2015 quando il Papa fece «appello a parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta l'Europa affinché, esprimendo il Vangelo in modo concreto, accogliessero ciascuno almeno una famiglia di rifugiati». E a rendere più concreta la richiesta di impegno, la lettera allega «le indicazioni per la procedura di trasferimento di richiedenti asilo e rifugiati dalla Grecia in un Paese europeo»: dall'invito degli episcopati alle diocesi perché siano disponibili all'accoglienza, all'impegno delle stesse Conferenze episcopali ad assicurare ai profughi ospitalità e sostegno per il tempo necessario. «La Comunità di Sant'Egidio - aggiunge l'allegato provvede all'identificazione dei profughi potenziali beneficiari del progetto, concordando poi con ciascuna Conferenza episcopale i nominativi di chi ospitare».


[ Riccardo Maccioni ]