Corriere della Sera ed. Brescia

Montini, il santo della Dc

14 Novembre 2019

Andrea Riccardi
Paolo VI

L'intervento di Andrea Riccardi su Paolo VI si svolgerà sabato a partire dalle ore 10.30 al Teatro Sociale

Condividi su


Figura drammatica dal profilo dolente, da calvario bretone, ha attraversato alcuni anni tra i più bui della storia del secolo breve. E stato anche criticato, snobbato, liquidato con definizioni perfino ingenerose (il Papa del dubbio, Amleto, Paolo Mesto), oggi però Paolo VI ha riguadagnato posizione e credito nella considerazione degli storici.
È stato il primo Pontefice a varcare i confini italiani, a tenere un discorso alle Nazioni Unite con quel «mai più la guerra». Giovanni Battista Montini ha aperto il dialogo con la modernità, ha «traghettato nel mondo» la Chiesa uscita dal Vaticano II. Uomo di Dio, mite e rivoluzionario. Papa Francesco lo annovera tra i suoi ispiratori e non ne ha mai fatto mistero. «Storie Bresciane», il ciclo di incontri promosso da Ctb e Centro Studi Rsi, con il coordinamento scientifico di Roberto Chiarini, inizia sabato 16 novembre alle ore 10.30 al Teatro Sociale con una lezione di Andrea Riccardi, eminente storico della Chiesa e fondatore della Comunità di Sant'Egidio - «Paolo VI, il santo», questo il titolo - dedicato a raccontare la vita e il magistero di Giovanni Battista Montini e a delinearne il profilo personale e politico.
Ad Andrea Riccardi, che recentemente al Papa bresciano ha dedicato un saggio («Paolo VI. Sfide della storia e governo della Chiesa», Jaca Book) abbiamo chiesto una anticipazione del suo intervento.
«È stato - sottolinea Riccardi - l'ultimo Papa italiano. Il suo successore, Giovanni Paolo I, ha governato la Chiesa solo per poche settimane. E il 16 ottobre 1978 venne eletto Karol Wojtyla, primo Papa non italiano da più di quattro secoli. Giovanni Battista Montini è stato un Papa immerso nella storia nazionale e non solo. Io lo considero un secondo fondatore della Democrazia cristiana. Quando nel secondo dopoguerra ci si pose il problema di come i cattolici potevano orientare il loro peso politico, lui appoggiò la scelta del partito unico. Un pontefice rilevante non solo per i viaggi, ma per i gesti, le riforme e le decisioni importanti. Un genio italiano al servizio di quell'«internazionale» particolare che è la Chiesa cattolica. Un esile uomo in bianco che seppe governare il cambiamento dell'istituzione ecclesiastica con autorità: "Siamo esperti di umanità", disse all'assemblea dell'Onu».
Paolo VI è anche l'espressione di una borghesia bresciana illuminata, impegnata nel sociale. Una borghesia, la cui tempra morale sembra essersi affievolita. «Quello della brescianità è un tema cruciale. Paolo VI vive a Brescia solo i suoi primi 23 anni, ma nelle sue lettere ai familiari più volte sottolinea la provincialità e le sue origini borghesi. Mi riferisco alla borghesia delle professioni. Montini cervelli fini; così si diceva una volta dalla vostre parti. I Montini rappresentano una borghesia cattolica molto diocesana ma anche molto risorgimentale, non chiusa alla tradizione dell'italia unita, seppure molto legata al Papa. La figura del padre Giorgio e del fratello Ludovico sono centrali nell'orizzonte di Giovanni Battista».
La morte di Aldo Moro. Ferita mortale per la storia repubblicana e anche per Paolo VI, che sopravvisse solo pochi mesi a quell'evento luttuoso.
«Visse quel dramma con angoscia. Non solo per i rapporti di amicizia che aveva con la vittima fino dai tempi della Fuci. Sono passati quarant'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, eppure si discute ancora di quella tragedia nazionale. Una storia senza fine. Quella vicenda mise a nudo le fragilità e le rigidità della classe politica, della Chiesa e della società. Dopo la morte di Moro, la Dc si trascinò in quella che oggi appare un'agonia. Con la Dc finirono i socialisti e poi arrivò l'ora del Pci. Così scomparve la politica, legata alle culture storiche e a "popoli" di militanti. Eravamo al tramonto di un'epoca. Paolo VI visse con pena i suoi ultimi mesi. Penso soprattutto per la sua impotenza, perché non era riuscito a trovare una via di uscita».
Al fianco del professor Andrea Riccardi ci sarà sul palco l'attrice Franca Nuti, cui spetta il compito di leggere alcuni brani di Paolo VI.


[ Nino Dolfo ]