“Remiamo insieme nella tempesta di questo tempo”: oggi inizia il mese di Ramadan, un augurio di pace a tutti gli amici musulmani

Il messaggio di mons. Ambrogio Spreafico, Presidente della Commissione Episcopale per l'ecumenismo e il dialogo

In occasione dell'inizio del mese di Ramadan pubblichiamo gli auguri a tutti i credenti musulmani resi da S.E. mons. Ambrogio Spreafico, Presidente della Commissione Episcopale per l'ecumenismo e il dialogo.

“Siamo nella stessa barca e dobbiamo remare insieme nella tempesta di questo tempo”. È l’augurio che mons. Spreafico, presidente della commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, rivolge quest’anno ai musulmani in Italia che da oggi fino al 12 maggio stanno vivendo il mese benedetto del Ramadan. “In modo quasi paradossale, la distanza a cui siamo tenuti, ci ha fatto riscoprire il bisogno della comunità, di essere insieme per rivolgerci all’Onnipotente, ed anche di venire incontro alle numerose richieste di aiuto e sostegno materiale e spirituale”.

L’augurio di vivere “come fratelli”, “in pace” e a “remare insieme nella tempesta di questo tempo”. È quanto mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, esprime quest’anno ai musulmani presenti nel nostro Paese che da oggi, 13 aprile, sono entrati nel mese benedetto del Ramadan. Periodo dedicato al digiuno e alla preghiera, anche quest’anno il Ramadan risente delle misure anti-Covid e se l’anno scorso erano stati chiusi tutti i luoghi di culto e i sermoni sono andati via streaming, quest’anno le moschee (come pure le chiese) sono aperte e pertanto le comunità islamiche – spiega Yassine Lafram, presidente dell’Ucoii – non dovranno rinunciare alle cinque preghiere giornaliere. L’unico problema è legato al coprifuoco e così le comunità islamiche hanno deciso di anticipare alle 21.30 (anziché alle 22.30/23) l’ultima preghiera serale. Ai musulmani italiani sono arrivati gli auguri anche della Cei.

Mons. Spreafico, quale augurio rivolge quest’anno ai musulmani che si apprestano a vivere un mese di preghiera e digiuno?

Vorrei partire dalla “Fratelli tutti”, quando Francesco dice di “essere stato stimolato” nella stesura dell’enciclica in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb con il quale si è incontrato ad Abu-Dhabi per ricordare che Dio “ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra loro” (n. 5). Auguro ai fratelli e alle sorelle musulmani di poter di essere portatori di questo spirito e di questa possibilità di vivere insieme in pace.
La preghiera e il digiuno, che caratterizzano questo tempo, uniscono all’Onnipotente, ma insieme aiutano a prendere le distanze da quell’egolatria che spesso divide e crea inimicizie.

Per il secondo anno consecutivo il Ramadan, come anche la Pasqua cristiana, si sono vissuti in piena pandemia. Il mondo è ancora in crisi. Non c’è famiglia che non abbia vissuto la malattia o il lutto. Cosa possono dire le religioni per la pace interiore dei cuori?

In occasione dell'inizio del mese di Ramadan pubblichiamo il messaggio di S.E. mons. Ambrogio Spreafico, Presidente della Commissione Episcopale per l'ecumenismo e il dialogo.Sono convinto che le religioni hanno aiutato a non cedere alla rabbia, al pessimismo, all’inerzia e alla recriminazione. Ci hanno mantenuti uniti a Dio e hanno posto nel cuore dei credenti quella forza spirituale che sostiene nel dolore, nella fatica della vita e anche davanti alla morte, che ha colpito molti. In modo quasi paradossale, la distanza a cui siamo tenuti, ci ha fatto riscoprire il bisogno della comunità, di essere insieme per rivolgerci all’Onnipotente, ed anche di venire incontro alle numerose richieste di aiuto e sostengo materiale e spirituale. Penso ad esempio agli anziani soli o in Istituto o a chi ha perso il lavoro, a chi semplicemente ha chiesto una mano per tirare avanti.
La fede ci ha dato speranza e ci ha insegnato la misericordia.
Una Sura del Corano dice: “Il timore di Dio deve essere sempre unito alla speranza nella Sua infinita misericordia”  (Sura di Yusuf XII, v. 87). E papa Francesco nella domenica della Misericordia ha detto che i discepoli di Gesù “misericordiati diventano misericordiosi”. Come l’Onnipotente è per eccellenza il Misericordioso, vi auguro di essere portatori della misericordia che si fa solidarietà e vicinanza nel bisogno, come avete mostrato in questo tempo. Penso al valore dell’elemosina e dell’accoglienza per la fede islamica.

Non cessano in Italia e in Europa forme di odio e violenza contro ebrei, musulmani e in genere contro chi è diverso. Che dire?

E’ impressionante come in un tempo così drammatico ci siano ancora persone che non riescono a credere che l’unica possibilità che abbiamo di salvarci è quella di unirci in un impegno e uno sforzo comune. “Siamo nella stessa barca” e dobbiamo remare insieme nella tempesta di questo tempo.
Eppure, gesti e parole che esprimono antisemitismo, razzismo, anti-islamismo, si sono moltiplicati. Nella paura e nella difficoltà a uscire da questa pandemia si riaffacciano antichi fantasmi, in cui “l’altro”, qualsiasi altro, a volte persino il vicino, può diventare un nemico con cui arrabbiarsi e persino da eliminare. Mi auguro che noi, donne e uomini di fede, possiamo aiutarci a una maggiore conoscenza reciproca perché attraverso di essa potremo combattere questi fenomeni che purtroppo non aiutano a vivere insieme in pace.  Mi auguro che l’incontro e la mutua conoscenza siano un impegno che noi come cattolici ci prendiamo nei confronti delle comunità musulmane del nostro paese, come già molti stanno facendo.

(Agenza SIR)