Le borse di studio di Sant'Egidio per i nuovi italiani di prossimità

1 Marzo 2021

Integrazione

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«Voglio dire grazie alla Comunità di Sant'Egidio, agli insegnanti, a chi ha reso possibile tutto questo. Non mi sarei mai immaginata che una cosa così bella potesse accadere a me. Mi avete fatta crescere». Kristina Prudnikova è una ragazza ucraina ed è tra i 12 studenti stranieri a cui la scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant'Egidio ha attribuito ieri mattina una delle borse di studio finanziate dalla Fondazione Pittini. Un riconoscimento per dare rilevanza agli sforzi compiuti nel lungo cammino verso l'integrazione, nel contesto del progetto nato lo scorso anno e ribattezzato "Italiano di prossimità". «L'obiettivo finale dei corsi è che gli allievi divengano cittadini integrati. E sappiamo che essere cittadini non può mai prescindere dall'apprendimento della lingua e della cultura di un paese - ha sottolineato durante la cerimonia online Paolo Parisini, della Comunità di Sant'Egidio -. Il contributo della fondazione è stato prezioso, tanto più in tempo di pandemia». Con le limitazioni imposte dal Covid, l'attività della scuola rischiava infatti di essere interrotta, anche per via dell'insufficienza degli strumenti tecnologici necessari con la didattica a distanza. Un problema a cui la fondazione Pittini ha permesso di far fronte, garantendo diversi tablet in comodato d'uso agli studenti che ne erano sprovvisti. «La scuola è partita 10 anni fa. Da allora, ha continuato a evolversi, si è trasformata in un cantiere sempre aperto, fatto di classi multietniche in cui si costruiscono profonde relazioni di amicizia e dove la lingua è strumento di incontro», ha spiegato la responsabile Loredana Catalfamo, prima di passare alla proclamazione degli studenti stranieri che hanno brillato per impegno e costanza. Tra chi ha ricevuto una borsa di studio, c'era anche Zahid Hussain, dal Pakistan: «Sono a Trieste da due anni e mezzo e a scuola mi sono trovato bene. Il legame con compagni e insegnanti è andato oltre il contesto della classe. Per me è stata come una famiglia, con gente da tutto il mondo»

Linda Caglioni


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