Cultura dello scarto nella strage degli anziani

22 Maggio 2020

Senza anziani non c'è futuro
AnzianiMario Girocoronavirus

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L'appello internazionale "Senza anziani non c'è futuro" uscito in questi giorni in tutta Europa, richiama le morti degli anziani e una sanità per tutti. Le polemiche su lockdown, immunità di gregge e Fasel, si sono risolte in una strage mai vista di anziani in istituto in tutto il continente. In Italia la magistratura è al lavoro sullo scandaloso "metodo" di mescolare anziani malati e sani negli istituti e nelle Rsa.
Voluto da Andrea Riccardi, l'appello è stato firmato da personalità tra cui Prodi, Jeffrey Sachs, Manuel Castells, Aleksandra Dulkiewicz (sindaca di Danzica), Felipe Gonzalez, Pòttering, Irina Bokova, Card. Zuppi, Adam Michnik, Wieviorka, De Rita, Habermas, Navi Pillay ecc.
Alla base della strage degli anziani nelle Rsa c'è un'aberrazione culturale: l'utilitarismo applicato alla sanità. Una sanità privatizzata o gestita con logiche privatistiche si basa sull'utile non sulla cura. I posti di terapia intensiva sono cari e per essere remunerativi devono essere occupati al massimo. Per questo meglio non avere nessuna riserva strategica precauzionale: sarebbe uno «spreco» secondo il mantra neoliberista. Oggi vediamo quanto, di fronte ad un'emergenza sanitaria, tale sistema non sia né efficace né efficiente. Il sistema pubblico collassa e le autorità preferiscono affidarsi a una forma dì selezione: se il cittadino è anziano (o è ammalato di altre patologie) curarlo anche per il Covid non conviene.
La società non può permettersi troppi anziani, costosi e improduttivi. Il sistema privatistico seleziona dividendo in sanità di serie A e di serie B (o peggio). E' la cultura dello «scarto». In nome del risparmio (falso: c'è solo guadagno per i privati) e dell'efficienza (falso: lo vediamo ora col crollo del «modello Lombardia») si è distrutta la sanità territoriale ed è venuto progressivamente meno l'accesso alle cure per tutti.
Si dirà che costa: è vero ma l'alternativa è contro la Costituzione e la civiltà del diritto occidentale. Siamo pronti a tale cultura di morte che può decidere di fare a meno dei propri anziani o delle vite più fragili, spingendoli addirittura a rinunciarvi da sé stessi? Il principio di salvare la vita sempre è costoso. 
In Gran Bretagna un sistema a punti induce il servizio sanitario a non ammettere in ospedale pazienti di Covid con più di 60 anni o con altri patologie. In Spagna il governo ha addirittura dovuto mandare l'esercito nelle case di riposo a contare i morti. In Francia si è autorizzato fuori dagli ospedali (leggi: nelle Rsa) l'uso di farmaci speciali che accompagnano la morte. Dovunque in Europa si falsificano le cifre dei deceduti. Si è generalizzato un costume secondo il quale i malati e gli anziani stessi chiedono di non essere messi in terapia intensiva (e dunque lasciati morire), spinti da una mentalità efficentista che li fa sentire in colpa rispetto al loro «costo» sulla comunità.
In altre parole: non esiste più una sanità per tutti, come diritto. Al suo posto c'è una sanità  che, se non salva lo straniero si prepara a non salvare nemmeno il proprio concittadino. Malgrado l'eccellenza della ricerca medica e la qualità del suo personale, l'Europa sembra sul punto di rinunciare alla democrazia sanitaria. Passata l'emergenza, in Italia si aprirà il dibattito sulla sanità. Si dovrà discutere anche di questo. Speriamo che gli italiani nella loro maggioranza appoggino risolutamente il sistema pubblico, quello per cui ci devono essere molti posti, molti medici e infermieri, molta territorialità e tutte le riserve atte a parare ogni colpo. Insomma che prevalga la logica della vita. Per tutti senza esclusioni.


Ex vice-ministro degli Esteri, dirigente Demos - Democrazia Solidale


[ Mario Giro ]