Sant'Egidio e musulmani insieme. La solidarietà non ha confini

15 Maggio 2020

IslamGenova

Nel cuore del centro storico decina di persone in coda tra le transenne per ottenere un piatto caldo "siamo la parte più debole della società, stiamo perdendo la nostra dignità Di persone ".

Condividi su


Davanti alla mensa di Santa Sabina, alle quattro del pomeriggio la coda si arrampica su dal vicolo, ed è così lunga è affollata che hanno sistemato le transenne con il nastro. Alle quattro e mezza da porta si apre: inizia la consegna dei piatti caldi da asporto, un sacchetto dopo l'altro. Ennio non è in coda: aspetta seduto un po' in disparte, su un gradino. "Dopo venti giorni così, sono già demolito - racconta - l'unico pensiero che abbiamo in testa è dove andare a mangiare. La mattina a Cornigliano, al pomeriggio qui, la sera a Brignole per il panino. Non è solo una questione di cibo: ci spostiamo avanti indietro per avere un impegno che occupi la mente, sapere dove andare, parlare con qualcuno. La solitudine è la cosa più brutta che esista".

La casa di Ennio F. ("ma no, scriva, scriva pure nome e cognome", insiste) da venti giorni è la stazione di Sampierdarena, binario due. "Stanotte si sono avvicinati in due, per rubarmi il cartone. Ho avuto paura". La Comunità di Sant'Egidio, in queste ore si sta impegnando per trovargli una sistemazione Come Ennio, sono in tanti. Sempre di più, siamo la parte più debole della società - ripete - abbiamo perso la nostra dignità di persone ".

A pochi passi, in via delle Fontane, c'è un'altra coda. Accatastati uno sopra l'altro dentro sacchi blu e bianchi, ci sono i prodotti alimentari. "Abbiamo raddoppiato le consegne - spiega Maurizio Scala della Comunità di Sant'Egidio - non più una volta al mese, ma ogni quindici giorni". Gli altri centri di smistamento dei pacchi alimentari si trovano a Sampierdarena, al Centro Genti di Pace in via Stennio, e poi a Bolzaneto, Pegli, Cornigliano.

Ma la distribuzione di ieri aveva un significato più forte: perché era la giornata di preghiera, digiuno e carità dei cattolici condivisa con la comunità musulmana. Un invito di Papa Francesco, perché preghino insieme affinché finisca la pandemia: un'iniziativa nata sulla scia dell'incontro di un anno fa tra il Papa e il Grande Imam di Al-Azhar, Al-Tayeb. Così Sant'Egidio insieme alla comunità musulmana genovese, in primis l'imam Mustafà Garib della sala di preghiera di via Prè, hanno unito le forze, coinvolgendo una quindicina di giovani magrebini del centro storico, richiedenti asilo e ragazzi nati in Italia da famiglie di origine straniera. Per una serie di consegne di viveri, alle persone in difficoltà: in centro storico, a Begato, al Cep, a Cornigliano. "Il senso di questa giornata - spiega Scala - è che siamo tutti nella stessa barca, a remare nella stessa direzione. Il virus isola le persone, le città e le nazioni, ma noi dobbiamo sforzarci di cercare ciò che unisce".


[ Erica Manna ]