Quando la solidarietà unisce

29 Marzo 2020

SolidarietàSenza fissa dimoracoronavirus

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Già oltre seimila telefonate, soltanto a Roma, agli anziani che non possono muoversi per consegnare loro gratuitamente la spesa in casa. Una linea telefonica specifica per teleconsulti medici multispecialistici, attiva nella capitale e destinata alle fasce più deboli che già soffrono di patologie diverse dal coronavirus. E poi ancora interventi diretti di sostegno ai più bisognosi, come i senza fissa dimora, sotto forma di pasti caldi, coperte e ogni altra forma di aiuto. E solo una piccola parte di tutto quello che le migliaia di volontari della Comunità di Sant'Egidio stanno facendo in queste ore in cui il coronavirus imperversa in Italia. Lavorando tra mille difficoltà, considerate le tante limitazioni imposte per la sicurezza e la prevenzione dei contagi dal decreto della Presidenza del Consiglio: «È una situazione nuova per tutti, ma stiamo cercando di adeguarci il più rapidamente possibile proprio perché i più deboli, là fuori, non possono aspettare», osserva Roberto Zuccolini, portavoce della Comunità. «Più ancora del nostro lavoro, tuttavia, a essersi modificata è stata la vita dei più deboli, in particolare delle persone che vivono per strada. In condizioni normali, infatti, tutta la nostra attività è concentrata su un obiettivo: evitare che la strada, per queste persone, diventi una condanna. E invece, purtroppo, in questi giorni è proprio ciò che sta accadendo. I senza fissa dimora ci appaiono sempre più disorientati e incapaci di reagire. E proprio per questo sono ancor più bisognosi di aiuto da parte nostra».
Con la chiusura delle attività commerciali, con le strade sempre più prive di persone, chi vive di aiuti da negozi, bar e ristoranti o semplicemente dall'elemosina, si ritrova senza nulla su cui poter contare: «Anche se con molti di loro abbiamo già da tempo instaurato un rapporto di confidenza e rispetto, è diventato molto difficile trovarli perché si spostano alla ricerca di luoghi più frequentati dove rimediare un aiuto per sopravvivere. Quando li individuiamo, il nostro primo obiettivo è spiegare loro cosa sta accadendo, i motivi per cui la città si è svuotata e quali rischi ci sono per la salute», fa notare Zuccolini.
Un occhio particolare va alla prevenzione del contagio: «I nostri operatori si attengono scrupolosamente alle norme in vigore, indossano mascherine e guanti ed evitano ogni rischio soprattutto per i senza casa. Queste persone sono molto fragili, denutrite, spesso malate, non possono permettersi di essere infettate. Spieghiamo loro che possono recarsi presso le nostre mense, che abbiamo deciso di tenere aperte, ma anche che devono imparare ad adottare precauzioni precise: dalla distanza di sicurezza all'obbligo di lavarsi le mani», continua il portavoce della Comunità.
Dalla cittadinanza, un po' in tutta Italia, è arrivato un segnale fortissimo: «Già dopo i primi giorni di crisi - aggiunge Zuccolini - abbiamo cominciato a ricevere tante telefonate da persone disposte a lavorare con noi. È un segnale fortissimo che la solidarietà non diminuisce, anzi aumenta in questo momento di emergenza. E il dato più confortante è che la maggior parte delle richieste proviene da giovani, nella fascia di età compresa tra i 25 e i 30 anni». I nuovi arrivi vanno così ad arricchire il piccolo esercito di volontari di Sant'Egidio: «Impossibile dire con precisione quanti siamo. Però posso darle un'idea attraverso la stima che abbiamo fatto in occasione del pranzo di Natale 2019 con i poveri: in tutta Italia hanno partecipato in sessantamila, un terzo dei quali nostri volontari», precisa Zuccolini. E l'emergenza del coronavirus ha reso necessario qualche spostamento interno: «Anche chi di noi di solito lavora in altri ambiti ora aiuta quelli che sono invece in prima linea su questo fronte. Per fortuna finora nessuno sembra essere stato contagiato, lavoriamo tutti con la massima attenzione». Dal punto di vista dei mezzi a disposizione, non ci sono particolari problemi.
Ma le risorse purtroppo non sono mai abbastanza: «Ecco perché abbiamo subito lanciato, con il nostro
sito https://(www.santegidi org), una raccolta straordinaria per aiutare i senza fissa dimora, gli anziani, i malati e i disabili. L'obiettivo spiega Zuccolini - è di mettere insieme anzitutto denaro, ma anche generi utili in questo contesto di crisi come mascherine, gel e salviette disinfettanti. Chiediamo inoltre alla popolazione di aiutarci ad ampliare il monitoraggio delle persone anziane o con disabilità, che continuiamo a seguire - non potendo visitarli - con telefonate, lettere, messaggi audio e video, inviati in particolare a chi vive negli istituti. Anche offrirsi per portare la spesa a domicilio è un'azione preziosa per limitare il disagio di chi è più solo e vulnerabile».
Restano aperte le mense per i poveri, soprattutto in alcune zone dove i livelli di crisi sono elevati: «La nostra comunità è presente anche in città in piena emergenza come Padova, Treviso e Milano, oppure in Piemonte. Abbiamo deliberatamente preferito continuare il nostro lavoro, ovviamente nel pieno rispetto delle misure di sicurezza, contingentando gli accessi, mantenendo le distanze tra i presenti e l'igiene. Non dobbiamo mai dimenticare - conclude - che se il contagio ci allontana fisicamente, la solidarietà ci unisce, ci rende più forti di fronte alla paura e aiuta a proteggerci».

 


[ Valentino Maimone ]