«Un mondo inquinato da relazioni che turbano la dignità dell`uomo»

27 Dicembre 2019

Pranzo di NataleSiciliaMessina

Al pranzo nella chiesa di S. Francesco all'Immacolata della Comunità di S. Egidio oltre 500 persone

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Angela 60 anni, originaria di Verona: un'esistenza difficile la sua, costretta dalla madre ad andare via di casa a 18 anni; da quel momento un continuo girovagare senza mai un punto di riferimento un'occupazione fissa, un tetto. Angela oggi vive a Messina, la sua casa è la stazione e il pranzo di Natale è uno dei pochissimi doni che la vita le ha concesso, "l'unica occasione per stare al mondo, in mezzo agli altri, donando e ricevendo un sorriso".
Questa è una delle tante storie di prossimità che a Natale si traduce «in testimonianza di vita attraverso l'esperienza vitale e feconda dell'accoglienza», come ha sottolineato l'arcivescovo Accolla nel suo messaggio alla città. Un impegno che la comunità di S. Egidio rinnova ogni anno nel giorno di Natale, con il pranzo allestito nella chiesa di S. Francesco all'Immacolata. Tovaglie rosse e piatti dorati, menù da gran gourmet e tanti sorrisi, una festa di famiglia attorno a "un'unica grande tavola" per oltre 500 commensali (stranieri e messinesi, anziani, famiglie e persone senza fissa dimora) coccolati da 40 volontari della Comunità. Con loro anche il vescovo ausiliare mons. Cesare Di Pietro, l'assessore alle Politiche sociali Alessandra Calafiore, l'Imam del Marocco e il presidente della Comunità islamica messinese, Mohamed Refaat.
Era dai tempi di mons. Marra che un pastore non prendeva parte a questa iniziativa che da oltre 20 anni, come ha spiegato il responsabile di S. Egidio, Andrea Nucita, regala un momento di conforto a quanti sono quotidianamente dilaniati dal disagio e dalla solitudine. Diverse le istituzioni e le associazioni che hanno contribuito alla buona riuscita del pranzo; tra queste l'Università, il Comune, il gruppo Caronte & Tourist e il Cesv.
"Messina diventa comunità interreligiosa nel segno della condivisione.«Nella Chiesa nessuno deve sentirsi escluso», ha dichiarato mons. Di Pietro. Parole forti che hanno fatto eco al messaggio che il presule ha condiviso con la cittadinanza al solenne pontificale presieduto in Duomo, al quale hanno partecipato autorità civili e militari. Mons. Di Pietro ha richiamato quanti ancora «rifiutano l'accoglienza nei propri quartieri degli sfollati che vivono gravi disagi abitativi», sottolineando l'urgenza di «abbattere tutte le barriere sociali e culturali».
Accoglienza e inclusione, prossimità e condivisione: nel messaggio alla città l'arcivescovo mons. Giovanni Accolla ha ribadito come oggi più che mai attorno al Presepe si condensa il senso della nuova umanità, che nel modello di quella Famiglia «luogo privilegiato per il discernimento di ogni vocazione e accompagnamento nella catechesi», riscopre la sua essenza più autentica. «In un mondo inquinato da relazioni che turbano la dignità dell'uomo fra menzogne, calunnie, desiderio di dominio, strumentalizzazioni, divisioni, guerre, arricchimento illecito, arrivismo, disoccupazione, paure -ha detto il pastore-, l'ascolto trova accoglienza solo dove si è fatto spazio a seguito di una conversione personale e comunitaria».
Anche nella messa della notte, un pensiero particolare lo ha rivolto ai giovani, «smarriti e incapaci di fare scelte libere a causa delle tante "chiusure" (dalle selezioni per l'accesso ai percorsi di studio universitari alle difficoltà occupazionali), e ai disabili punto di forza di una società che dovrebbe includere, emarginati da leggi insensibili alle reali esigenze di una quotidianità complessa». 


[ Rachele Gerace ]