Sud Sudan, la pace è ripartita da Sant'Egidio

21 Novembre 2019

Pacesud sudan

I gruppi che non avevano firmato l'accordo del 2018 ad Addis Abeba ora si impegnano a «dialogare con tutte le parti»

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Un passo avanti nella costruzione del dialogo inclusivo tra tutte le componenti della società sud-sudanese. Tre giorni di colloqui alla Comunità di Sant'Egidio hanno convinto gli aderenti al Ssoma, l'alleanza dei movimenti di opposizione sud-sudanesi che non avevano sottoscritto l'accordo di pace del 2018 di Addis Abeba, a sottoscrivere una dichiarazione in cui si dicono di nuovo «impegnati a dialogare con tutte le parti» interessate.
Il documento sottoscritto dai nove esponenti della South Sudan Opposition Movements Alliance è stato presentato nella sede della Comunità di Sant'Egidio dal generale Thomas Cirillo Swaka del Nas, il Fronte di salvezza nazionale, e da Mauro Garofalo, responsabile relazioni internazionali della Comunità. Dopo 400mila morti, 4 milioni di profughi nei paesi limitrofi e 200mila sfollati interni, «le inondazioni stanno peggiorando la situazione di guerra e violenze», sottolinea Garofalo, che ricorda l'affetto espresso da Papa Francesco all'Angelus e il suo desiderio di visitare il tormentato Paese.
Per Thomas Cirillo Swaka «un accordo accettato da tutti è un elemento di pace sostenibile e duratura per il nostro paese. Delle parole del Papa siamo orgogliosi e felici, sono un supporto morale». La dichiarazione della Ssoma è un primo passo: «Non è una road map - riconosce Garofalo - ma mette al centro il dialogo come opzione politica».
La dichiarazione firmata ieri afferma che «il conflitto in Sud Sudan è di natura politica e richiede un'autentica e sostenibile soluzione politica». Swaka ha rinnovato l'appello alla collaborazione della Comunità internazionale, dalla troika (Stati Uniti, Gran Bretagna e Norvegia), all'Igad (organizzazione dei Paesi del Corno d'Africa), dall'Unione Africana, Onu e Ue. La Ssoma ha anche chiesto l'affiancamento di Sant`Egidio.


[ Luca Liverani ]