Dai corridoi all'Italia profonda. Le storie del Paese che spera

27 Ottobre 2019

Mario Marazziticorridoi umanitari
LibriMIGRANTI

E' un vero e proprio viaggio nell'Italia che non ha paura, l'ultimo libro di Mario Marazziti. Si intitola "Porte aperte". Sullo sfondo, come emerge anche dal racconto che pubblichiamo in anteprima, c'è l'esperienza unica dei corridoi umanitari, che negli ultimi anni ha rimodellato il volto di tante comunità che hanno offerto un posto sicuro a chi è scappato da guerre, fame e persecuzione.

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Piove di Sacco sta sulle direttrici Adria-Venezia e Rovigo-Padova. A Piove vivono quelli che gravitano su Padova e Venezia. Anche molti studenti. La vita costa tre volte di meno che nelle grandi città. A Campagnola, frazione di Brugine, la vita costa ancora meno. A Brugine sono tutti veneti. Sembrava strano che arrivassero dei siriani. Ma alla fine si sono fidati delle spiegazioni del parroco e si sono mobilitati personalmente, mettendosi ad aiutare per l'inserimento scolastico.
I giovani in zona non mancano, anche per la presenza dei centri universitari di agraria, zootecnica e fisica nucleare. Don Luca, prima di decidere di diventare prete a 33 anni, e poi parroco di Campagnola, ha lavorato come ragioniere e ha mantenuto la sua famiglia. Ha un'esperienza personale e diretta del lavoro, dentro cui è maturata la sua scelta di vita adulta. In parrocchia ha 140 giovani e adolescenti. D'estate, per ogni classe e fascia d'età c'è un campo scuola, tra luglio e agosto sono dieci. Quando lo chiamo al telefono la prima volta non può rispondere perché ha una classe di catechismo a tutte le ore.
E' anche tra queste frazioni della provincìa di Padova che arriva l'appello di papa Francesco a ospitare almeno un profugo per parrocchia. Non ha dubbi, don Luca. Va fatto anche nella sua, che ha 3.200 abitanti. Gli sembrano non tutti necessari i famosi 35 euro cuì si potrebbe accedere. "C'era anche qui il vento del Nord, il timore che alcuni ci facessero business» dice. «Anche io preferivo non prendere soldi pubblici. Poi, preparando al matrimonio una giovane di Cittadelle, che frequentava la Comunità Giovanni XXIII e faceva una tesi di laurea sui Corridoi umanitari, ne ho saputo di più e mi sono rivolto
Sant'Egidio a Padova, alla dottoressa Alessandra Coin e ho dato la nostra disponibilità".
Comincia così la storia di un Corridoio che viene reso possibile da donne che decidono di offrire una chance di vita a una famiglia provata dal dolore, e che si aprono a una vita nuova a settant'anni. Si può cambiare a settant'anni? Ci si può occupare degli altri in maniera innovativa a settant'anni? La risposta che viene da Campagnola è incoraggiante, in un Paese come il nostro con 164 persone con più di 65 anni ogni 100 ragazzi sotto i 14, con 9 milioni di ultrasettantenni, quasi uno ogni 7 abitanti. C'è un pezzo di futuro, sicuramente di crescita e tenuta sociale, che si può scrivere ancora con questo capitale umano troppo sottovalutato e sottoutilizzato.
Ad aiutare sono una decina di persone, due nomi tra gli altri. Noemi e Ubaldina. Noemi è stata la vicepre
sidente del consiglio parrocchiale; Ubaldina ha una grande casa a due piani nella frazione e ci vive da sola, a volte con una sorella. Nel tinello c'è una statuetta insolita. E' san Giuseppe che dorme. L'annunciazione non dal punto di vista di Maria e dell'angelo, ma dal punto di vista di Giuseppe, "attore non protagonista" che ha reso possibile quello che con Gesù è iniziato per il mondo.
E' questa calma, l'accoglienza senza giudizi e pregiudizi di san Giuseppe che dorme, fatta propria da Ubaldina, che si incontra con la famiglia di Michail e di sua sorella, arrivati con i loro genitori a Fiumicino il 27 ottobre 2017 assieme ad altri 46 nuclei familiari con il volo di linea da Beirut. Quel giorno scendeva dall'aereo di linea il millesimo essere umano arrivato grazie ai Corridoi, strappato ai trafficanti umani e agli speculatori.
La famiglia era in realtà più numerosa. I due figli maschi erano scappati adolescenti quando da loro è arrivata la guerra. Erano ragazzi che avevano pochi anni di scuola, e quelli come loro, quando crescevano, avevano più probabilità degli altri di finire in prima linea. La fuga si era conclusa in Italia, qualche anno prima. Due dei tanti minori non accompagnati arrivati da soli. Sono cresciuti in una casa famiglia a Rivarolo del Re, vicino a Cremona, a due passi da dove si fa il Pomì. E loro raccoglievano i pomodori. Poi Hanna, il fratello di Michael, si è trasferito a Parma. Adesso ha 22 anni e lavora alla Chateau d'Ax. Michael a Natale si è invece riunito ai suoi, e a Campagnola dal 2018 sono diventati cinque. L'italiano lo sapeva già abbastanza, perché nella casa famiglia impararlo era una questione di sopravvivenza.
Questo si è rivelato poi fondamentale per aiutare l'integrazione dei genitori e comunicare meglio con Ubaldina e gli altri. Noemi ha seguito queste persone da vicino. «È una famiglia umile e molto dignitosa, con pochi studi alle spalle. Non era una delle famiglie della borghesia siriana di città. Sono arrivati in quattro con una valigia sola: la mamma aveva solo due tute, una da mettere e una da lavare per il cambio. Non aveva le scarpe. Ma quando siamo andate a comprarle non le voleva e ha resistito molto. Non voleva che le comprassimo niente».

 


[ Mario Marazziti ]