Rilanciare i corridoi umanitari

23 Febbraio 2019

Immigraticorridoi umanitari

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Il «business dei trafficanti» si può contrastare con il progetto dei corridoi umanitari e «non prendendosela con le navi che portano soccorso in mare». Lo ha affermato Luca Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), intervenendo all'evento conclusivo della campagna di raccolta firme di "Welcoming Europe. Per un'Europa che accoglie", l'iniziativa dei cittadini europei lanciata da oltre 140 organizzazioni della società civile e rivolta alla Commissione Ue per cambiare alcune norme in materia di tutela dei diritti e migrazioni. Tra gli obiettivi della campagna ci sono la decriminalizzazione degli atti di solidarietà, la tutela delle vittime di abusi alle frontiere e, appunto, la creazione di corridoi umanitari per i rifugiati. A tre anni dall'apertura di questi corridoi umanitari, grazie all'iniziativa congiunta delle Chiese cristiane, cattolica e protestante, «il sogno - ha confidato Negro - è che si possano creare dei corridoi europei, anche dalla Libia».
Per Roberto Zuccolini, della Comunità di 
Sant'Egidio, i corridoi umanitari sono un «simbolo di resistenza all'inumanità che ha un forte impatto culturale» e un'esperienza «dirompente dal punto di vista del messaggio perché dimostra che un'alternativa umana è realizzabile». In tre anni, ha elencato Zuccolini, «sono entrate in Europa 2363 persone e in Italia 1943 di cui 1446 dal Libano e 21 profughi arrivati da Lesbo». Un modello che si è diffuso anche in Belgio dove sono arrivate 150 persone e in Francia dove sono entrati in 263. Queste cifre, ha aggiunto il rappresentante della Comunità di Sant'Egidio, sono «poco rispetto alla domanda, ma dicono che la società civile può fare molto».


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