Il Messaggero - ed. Civitavecchia

Disagio psichico: le residenze Sant'Egidio fanno scuola nel Lazio

20 Novembre 2018

Civitavecchiacase famigliamalati

In un seminario a Roma per i 40 anni della legge Basaglia indicata come modello la rete di strutture realizzata in città

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SALUTE
Inclusione a costi sostenibili. E cura efficace. Le residenze protette nate in città grazie alla Comunità di Sant'Egidio per curare persone con disturbi mentali o disagio vario, sono "casi" virtuosi da studio. È quanto è avvenuto la scorsa settimana a Roma, in Regione, dove, per i 40 anni dalla legge Basaglia, Sant'Egidio, la Asl Roma 4 e la Regione hanno organizzato il seminario "La città che cura"
LA RIVOLUZIONE
In passato allontanati dalle città e nascosti nei manicomi, che li privavano di affetti e identità, i malati di mente vedevano la loro "non-vita" scorrere lenta ed uguale, alienati e soli. A cambiar loro la sorte fu la legge del 13 maggio 1978, che restituì a circa 100 mila malati internati la dignità di persone e cittadini. Tale legge ha avviato il superamento dei manicomi, creando servizi di salute mentale territoriali, nel contesto degli omonimi Dipartimenti, che permettono ai pazienti di condurre la loro vita in contesti sociali normali. Su questa strada si trovano le convivenze protette attivate in città dal 2012 da Sant'Egidio. Proprio in una di queste adesso vive Doru Amarandei, nato nel 1960 in Romania, affettuosamente noto a tutti come Teo, ostinato abitante della strada (sul pericoloso svincolo dell'autostrada per Roma) prima di venire violentemente investito e poi curato tra ospedali vari in una lunga degenza. Ora Teo vive sereno una seconda vita con compagni di appartamento.
LA STRUTTURA
«Dal 2012 al 2018 in città abbiamo aperto 8 residenze, per un totale di 25 ospiti - spiega Massimo Magnano della Comunità Sant'Egidio di Civitavecchia - piccoli nuclei familiari (da due a sei persone con disagio psichico e sociale), visitati ogni giorno da operatori socio sanitari e volontari formati della nostra Comunità o dal Dipartimento salute mentale e del Servizio sociale (accanto ad altri preziosi servizi del Comune attraverso ufficio Tutele, servizio anagrafe e amministrativo, ndc.) La prima è stata inaugurata il 4 ottobre 2012, giorno di San Francesco, da cui ha preso il nome: ospita una donna nigeriana di 49 e due uomini italiani, un quarantenne cieco ed un 65enne. Tutti e tre erano senza fissa dimora. Poi la seconda (2013), la terza (2014), la quarta (2016), la quinta (2017) ed altre in corso. Alcune case sono affittate e intestate alla nostra Comunità - continua - altre sono di proprietà di una persona che aiutiamo, poi apertasi alla convivenza con altri. Le persone sentono la connivenza (che può essere mista o solo maschile) come casa loro e possono rimanerci per tutto il tempo necessario, anche a vita. Operatori e volontari li aiutano nelle attività quotidiane, dentro o fuori casa, di giorno, senza sostituirsi a loro: gli ospiti imparano a fare la spesa, a gestire i soldi, a fare le pulizie. Ognuno contribuisce alle spese per quanto può: chi gode di pensione o di uno stipendio più alto dà un po' di più in modo che altri meno abbienti possano essere inseriti. Da quando è in atto il progetto "Convivenze protette" - conclude Magnano - si sono quasi annullati i ricoveri nel reparto psichiatrico ospedaliero per acuti o nelle cliniche, ed è sensibilmente aumentata la qualità della vita, grazie al potere terapeutico della libertà».
Applicando la legge 180, questo progetto lascia che molte persone in difficoltà vivano a Civitavecchia, nel proprio ambiente, curandosi nei centri territoriali di salute mentale, lavorando, frequentando Centri diurni, o facendo volontariato. Insomma, godendo dei diritti che la Costituzione garantisce a tutti.


[ Stefania Mangia ]