Credere La Gioia della Fede

William Quijano. Un ragazzo normale che ama lo sport e lo studio. Scopre l'impegno per i giovani lontani in uno dei sobborghi più violenti dell'America Centrale. Per questo viene ammazzato dalla mafia.

8 Agosto 2018

William QuijanoEl Salvadormartiri

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Dal Paese del Sol levante, da El Salvador, la terra di Oscar Arnulfo Romero, il vescovo ammazzato nel 1980 a motivo del suo impegno per i poveri e la pace. La storia di William Quijano, ucciso all'età di 21 anni nel 2009, è quella di un giovane connazionale che dimostra di aver raccolto il testimone del vescovo martire.
Nato in una famiglia povera, da adolescente si trasferisce ad Apopa, nei pressi della capitale, uno dei sobborghi più violenti dell'America Centrale. William (Samy per gli amici) è un ragazzo normale: ama giocare a calcio e lo studio. In un primo tempo si iscrive alla Facoltà di Legge, poi lascia gli studi per mantenere la famiglia lavorando come educatore sportivo per il Comune.
A 16 anni si avvicina alla Comunità di 
Sant'Egidio e, con altri amici, organizza la Scuola della Pace per i bambini del quartiere. Pian piano allarga l'attenzione ai giovani "lontani" e agli "scartati" che vivono nelle discariche. Una scoperta che gli cambia la vita, perché spiega, «i poveri ti insegnano a orizzontarti, a cogliere il senso della vita. Prima la mia vita era vuota e triste. Loro l'hanno riempita con l'amore».
Per William spendersi per i "suoi" bambini significa misurarsi con il tremendo fenomeno delle maras, le bande di stampo mafioso legate al narcotraffico, che impongono la loro autorità su interi quartieri. La sfida è proporre un'alternativa, basata su amicizia e fiducia, a ragazzi in cerca di un'identità e di un gruppo, sedotti dal fascino perverso delle armi. Il giovane
di Sant'Egidio attrae giovani e bambini con la sua carica di simpatia, organizza partite di calcio nel quartiere, si fa amico di molti ragazzini, ma al tempo stesso, si fa dei nemici fra quanti non vedono di buon occhio il suo lavoro educativo.
Il 28 settembre 2009 il giovane viene raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco e muore. Jaime Aguilar, responsabile di 
Sant'Egidio in Salvador, ha detto di lui: «La sua azione ha spezzato la catena della violenza. Credo che questo più di ogni cosa dava fastidio a chi voleva che tutto rimanesse uguale, che i giovani facessero il male o chinassero la testa. La sua vita è una testimonianza che si può fare del bene anche in mezzo alla violenza cieca».
Oggi in El Salvador molti ragazzini hanno adottato Samy come modello, mentre la sua storia, che parla di un riscatto possibile laddove la violenza sembra avere l'ultima parola, inizia a essere nota nel mondo.


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