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Predicazione di don Marco Gnavi alla liturgia in memoria di Modesta Valenti e di quanti sono morti per strada

3 Febbraio 2019 - ROMA, ITALIA

OMELIAModesta ValentiSenza fissa dimora

Lc 4, 21-30

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Liturgia in ricordo di Modesta e di tutti coloro che sono morti per la strada.
Basilica di Santa Maria in Trastevere, 3 febbraio 2019


Predicazione di don Marco Gnavi

Care sorelle e cari fratelli,

Gesù non dimentica nessuno e ci aiuta a serbare nel cuore e la vita e la morte dei nostri fratelli e delle nostre sorelle e,  dove lui è presente, c'è la resurrezione.

Questa nostra Santa Messa ci vede insieme mentre rivestiamo di dignità, con il nostro amore la nostra preghiera, una donna, Modesta, che ci accompagna da tanti anni quando celebriamo la sua vita e anche dolorosamente la sua morte, per abbandono. La dignità infatti viene dall'amore e Gesù riveste di dignità anche quelli a cui la dignità ė  sottratta. E  per fare onore a Modesta noi siamo qui in un'assemblea luminosa. Le nostre vite sono intrecciate alla sua e l'uno per l'altro siamo fratelli e sorelle. 

Tra i più poveri e fra chi povero non è c'è un grande legame, che Gesù ha provocato.  Con noi ci sono anche sacerdoti che vengono dalla Cina, dal Brasile, dal Messico, dall'Argentina, dall'Irlanda e tutti noi facciamo corona a questa sorella e a tutti i fratelli e le sorelle che Gesù si è scelto come i primi amici; i poveri infatti,  ancora prima che Gesù chiamasse i discepoli, gli sono stati i compagni. Quando si recò nella Sinagoga di Nazareth aveva già guarito, aveva già amato persone ferite a volte dalla malattia, senza dimora, ferite dall'inaccoglienza: erano i suoi primi amici e Gesù ha considerato che la vita di uno solo di essi, suoi primi amici, valesse la sua.  Per questo poi ha chiamato i discepoli: per fare loro conoscere il cuore di Dio, al centro del quale ogni nome viene rivestito di luce,  come il nome di Modesta e di Nereo e delle altre undici persone che sono morte per il freddo, in questo inverno duro o per la violenza della vita in strada. E tutti coloro che noi richiameremo alla memoria sono nel cuore di Dio e Gesù trasforma la memoria in amore.  Quando venne nella Sinagoga di Nazaret disse: "Oggi si è compiuta la Scrittura che avete ascoltato” e in quella Scrittura il profeta Isaia diceva che ai poveri era annunziata la buona notizia, il Vangelo, e che gli oppressi sarebbero stati liberati...e così questo predicatore strano, senza casa - il suo corpo sarà ferito dalla Croce - non farà che parlare di un popolo nuovo.

Guardandoci attorno in questa Basilica luminosa diciamo umilmente che Dio ci ha fatto la grazia di essere parte di questo popolo; in questo popolo Modesta e tutte le sue sorelle, tutti i nostri fratelli feriti dalla vita sono i primi nel cuore di Dio e Gesù quando venne rifiutato  - come vengono rifiutati tanti nelle nostre città - non si arrabbiò, non si non si depresse ma fece un'altra cosa: si mise in cammino e da tanti anni Gesù cammina cercando il nostro cuore, quello di tutti, per insegnarci la via della Carità.

San Paolo Apostolo dice che tre doni sono grandi e importanti: la fede, la speranza e la carità, ma la carità è più grande di tutti: resterà sino alla fine. La carità è per chi crede e per chi non crede, per chi è peccatore e per chi è giusto, per chi è piccolo e per chi è grande. La carità è la strada maestra per il Regno di Dio e questa carità costruisce, cambia la nostra vita, la riempie di dolce speranza,  trasforma anche il volto di chi ci sta intorno. Lo abbiamo visto nel dolore della morte per Modesta:  è nato tanto amore e questo amore non si rassegna. La carità tutto spera tutto crede, tutto sopporta. Tutto spera perché noi che siamo qui,  siamo certo limitati, abbiamo i nostri problemi, ma speriamo, crediamo che il mondo possa rinascere, che la città, questa città, ogni città possa  smettere di essere matrigna.

Queste città potranno diventare madri, nessuno è costretto a restare uno scarto: Gesù ha dato la sua vita per i peccatori,  l'ha data per chi soffre perché anche lui si è identificato,  è stato un sofferente, ma nella sofferenza ha amato,  e qui c'è un segreto che tanti dei nostri amici che pur feriti dalla vita hanno scoperto: che si può amare sempre, e che si può restituire con abbondanza quello che si è ricevuto e il Signore Gesù è venuto per farci risorgere nell'amore, perché  il domani sia pieno di Vangelo, cioè sia pieno di una buona notizia che scalda i cuori di tutti, che rompe le freddezza,  che accorcia le distanze, che crea fantasia nell'amore e così ci renda tutti operosi quando camminiamo nella città.

Tutti avremo occhi nuovi, quelli di Gesù, per accorgerci di chi, come Modesta, era agli angoli della vita e per farne un'amica, una sorella, per farne un fratello. E quanto bene ha riempito il nostro cuore, e siamo già  diversi,  cominciamo a essere diversi, perché Gesù ci chiama a far parte di questo popolo benedetto.

E allora ogni nome di coloro che sono morti e che abbiamo conosciuto in vita e che hanno sofferto oggi sarà circondato del calore della fiamma della carità che non si estingue ma si moltiplica  benevola, che non si arrende e che illumina i nostri volti. È il nostro futuro.

Il Signore Gesù in mezzo a noi, come fu al cuore di quel piccolo popolo di poveri e discepoli,  continua a guidarci perché la memoria di ciascuno di questi nostri fratelli resti come una domanda aperta e come una preghiera:

 

O Signore,

che hai detto: beati i poveri perché di loro è il regno dei cieli,

che hai chiamato beati coloro che soffrono,

noi ti preghiamo per Modesta, vissuta all'aperto, senza casa, tra dolori e sofferenze

e per tutti coloro che sono morti abbandonati da tutti come il povero Lazzaro,

accogli Modesta e tutti i nostri amici nella tua casa dove non ci sono freddo e solitudine,

dove tutti sono conosciuti e conoscono a te,

apri il cuore degli uomini a chi come loro vive nel dolore senza abitazione e senza aiuto,

costruisci per tutti una casa di pace in questa terra deserta,

sin da ora e per sempre,

Amen