Memoria dei Santi e dei Profeti

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Lettura della Parola di Dio

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Voi siete una stirpe eletta,
un sacerdozio regale, nazione santa,
popolo acquistato da Dio
per proclamare le sue meraviglie.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Dal libro del profeta Geremia 18,18-20

Dissero: "Venite e tramiamo insidie contro Geremia, perché la legge non verrà meno ai sacerdoti né il consiglio ai saggi né la parola ai profeti. Venite, ostacoliamolo quando parla, non badiamo a tutte le sue parole".

Prestami ascolto, Signore,
e odi la voce di chi è in lite con me.
Si rende forse male per bene?
Hanno scavato per me una fossa.
Ricòrdati quando mi presentavo a te,
per parlare in loro favore,
per stornare da loro la tua ira.

 

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Voi sarete santi
perché io sono santo, dice il Signore.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

«Ecco, come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani». Queste parole richiamano la creazione stessa dell'uomo. Il Signore lo plasmò prima dalla terra e poi soffiò in lui lo spirito della vita. E l'uomo divenne un essere vivente (Gen 2,7). Non dobbiamo dimenticare che la condizione perenne di ciascun uomo e di ciascuna donna è segnata dall'essere tratto dalla polvere. Dio, però, non disprezza quella polvere che è l'uomo, al contrario, la valorizza. Egli infatti come un vasaio continua a plasmare ciascuno di noi donandoci il suo spirito di vita perché cresciamo «a sua immagine e somiglianza». Il Signore non disdegna la nostra povertà e la nostra fragilità. Egli non cessa di chinarsi su di noi e continuamente opera in noi perché cresciamo come suoi figli, suoi testimoni. Siamo davvero, come dice Paolo, dei «vasi di creta». Tuttavia, il Signore, mediante la sua parola, continua a porre nei nostri cuori il soffio della vita, il soffio del suo Santo Spirito. Quel soffio delle origini non è dato una volta per tutte; ogni giorno ci viene donato dal Signore perché ci sostenga nel cammino verso la pienezza della vita. Geremia ricorda anche a noi la grande responsabilità nello scegliere la sequela del Signore. Chi segue la via del Signore e non la caparbietà del proprio cuore troverà benedizione. Quanto è triste continuare a seguire se stessi e ad ascoltare se stessi dopo tutto l'amore e il perdono ricevuti dal Signore! Eppure è l'amore più alto che si possa avere sulla terra. Il Signore, come in una sfida di amore, chiede al suo popolo: «Informatevi tra le nazioni: Chi ha mai udito cose simili?... Eppure il mio popolo mi ha dimenticato... ha inciampato nelle sue strade, nei sentieri di una volta». Nella vita spesso si torna indietro, perché se non si ascolta non si rimane come si è, si arretra, si peggiora. Così avviene quando dimentichiamo ciò che abbiamo ricevuto e torniamo a seguire le nostre proprie vie individuali. Comprendiamo allora la preghiera del profeta, che chiede l'aiuto di Dio davanti alla fatica della sua vocazione. Chiediamo forza al Signore, per continuare a comunicare la forza del suo amore e del suo perdono.